Vivere il proprio spazio, senza che lo spazio ci definisca

Gli strani scatti di Dave Engledow

Scritto da Carlo Cazzaniga • Mercoledì, 3 ottobre 2012 • Commenti 1 • Categoria: Life-style


Dave Engledow è un fotografo americano.

Con il progetto intitolato “World’s Best Father” documenta situazioni di vita domestica piuttosto comuni, dove i protagonisti sono un padre “pasticcione” ed una bambina un pò vivace.


Il primo è lo stesso Dave, il secondo è Alice, figlia e modella per l’occasione.


Le foto sono un ribaltamento di tutti gli stereotipi del bravo genitore, ai quali siamo sottoposti continuamente, e una caricatura parodica – e particolarmente creativa – di quelli del cattivo genitore.


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Strolling to Italy: un viaggio a piedi di 2291km

Scritto da Carlo Cazzaniga • Lunedì, 1 ottobre 2012 • Commenti 0 • Categoria: Life-style


Da Shropshire in Inghilterra al Lago di Garda.
2.291 chilometri a piedi in 148 giorni.
A tutto questo basta aggiungere che i protagonisti di questo viaggio sono due coniugi in pensione, Janet e Mike Hggins, 65 anni lei 61 lui.


I due, dopo aver ricevuto in dono un contapassi, hanno deciso di regalarsi un'esperienza unica: partire dalla loro casetta in Inghilterra nell'aprile scorso e recarsi a piedi fino alla casa che un tempo possedevano in Italia.

Sostenuti da amici e parenti Janet e Mike hanno realizzato un diario messo in rete scattando foto e raccontando giorno per giorno la loro avventura. 


"Non abbiamo pianificato molto" racconta la coppia, "per mesi abbiamo avuto una vita semplice fatta di poche cose. Abbiamo visto cambiare le stagioni, abbiamo incontrato persone fantastiche".
Hanno attraversato la Francia, la Svizzera e l'Italia portando ovunque il loro buonumore.

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"Into the silence" vite solitarie ritratte da un obbiettivo indiscreto

Scritto da Carlo Cazzaniga • Mercoledì, 19 settembre 2012 • Commenti 0 • Categoria: Life-style


Carlo Bevilacqua è un fotografo italiano.
Ha una lunga esperienza nel campo della fotografia, circa 30 anni.


Into the Silence è il racconto di alcune persone che hanno scelto di isolarsi dalla società e di condurre stili di vita particolari e non convenzionali.
Tutto nasce dall’incontro, diventato un progetto fotografico, con Gisbert Lippelt, un ex capitano tedesco di navi da crociera di lusso che ha deciso di vivere a Filicudi in Sicilia, adottando stili di vita semplici e low cost.


Contesti e condizioni di vita del tutto fuori dal comune, ma che a qualcuno sono riusciti a dare una certa "pace interiore".
Il sito a cui vi rimandiamo si lascerà apprezzare soprattutto per il formato delle sue immagini, lasciando trasparire quanto la tanto aspirata "qualità della vita" sia semplicemente un "concetto relativo".


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È splendido essere (ancora) vivi

Scritto da Carlo Cazzaniga • Martedì, 4 settembre 2012 • Commenti 0 • Categoria: Life-style


Guardando questa serie di illustrazioni di qualche decennio fa, che avvertono i bambini di pericoli mortali nascosti a ogni angolo e dietro ogni attività, viene da chiedersi come abbiamo fatto a sopravvivere all’infanzia.


La selezione di immagini del “manuale di sicurezza” per bambini è stata pubblicata dal sito How to be a Retronaut e dipinge scenari catastrofici e fantasiosi che finiscono, spesso, con la morte dei bambini coinvolti.

Un racconto grafico di discipline comportamentali che a parole ci venivano spesso raccomandate.

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Lüneburg: vivere in un campo nella società contemporanea

Scritto da Carlo Cazzaniga • Giovedì, 23 agosto 2012 • Commenti 0 • Categoria: Curiosità


A Lüneburg, in Germania, una trentina di persone vivono insieme in un campo in strutture di poco più grandi di una roulotte.
Il campo si chiama “Fango”, chi ci vive lo fa per scelta.
L'imiziativa esiste dal 2010, anno in cui il gruppo di residenti ha firmato un contratto d’affitto dello spazio con il comune di Lüneburg.

L’idea che accomuna gli abitanti del campeggio è la ricerca di “uno stile di vita autonomo e indipendente dalla società dei consumi”.



Questo non vuol dire che elettrodomestici e strumenti che possono semplificare la vita del campo siano banditi: fornelli e frigoriferi ci sono e non sono gli unici oggetti ad alimentazione elettrica presenti (c’è anche chi ha un ventilatore).
L’obiettivo di tutti però è vivere cercando di essere il più autosufficienti possibile, con un minimo impatto ambientale e comprando solo lo stretto necessario.

L’economia della microcomunità quindi è basata soprattutto sul recupero e il riutilizzo: per scaldarsi si brucia legno di scarto, si usa l’energia solare per caricare i generatori e ci si nutre del cibo che i supermercati butterebbero via (come capita quando è vicino alla scadenza) e che alcuni abitanti vanno a prendere prima che venga eliminato.



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"Indice Big Mac": utilizzare un panino per giudicare le economie mondiali

Scritto da Carlo Cazzaniga • Domenica, 29 luglio 2012 • Commenti 1 • Categoria: Life-style


Il prezzo di un panino venduto in tutto il mondo può dirci qualcosa dell'economia di ogni paese, come mostra l'Economist dal 1986.

Con oltre 33.500 ristoranti, McDonald’s copre praticamente ogni parte del mondo, tanto da rendere i suoi panini un valido strumento per valutare le differenze economiche tra diverse nazioni.

Partendo da questa idea, nel 1986 la rivista britannica The Economist introdusse il cosiddetto “indice Big Mac”, un sistema per confrontare il potere d’acquisto delle valute basato sul panino più conosciuto in vendita da McDonald’s.

L’indice nacque un po’ per scherzo ma trovò un crescente seguito da parte degli economisti e a oggi è considerato da molti un buon sistema di analisi basato sulla teoria della parità dei poteri di acquisto (PPA).
La PPA dice che il tasso di cambio tra due valute (1 in una valuta quanto vale in un’altra valuta) tende naturalmente ad aggiustarsi, in modo che un insieme di beni abbia lo stesso costo in entrambe le valute.
Nel caso dell’indice preparato dall’Economist, l’insieme dei beni è rappresentato da un singolo Big Mac. Fu scelto questo panino perché viene venduto con caratteristiche molto simili nei ristoranti della catena McDonald’s nel mondo, con prezzi diversi stabiliti a seconda dell’economie delle singole nazioni.




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Decrescita felice: che cos'è e come spiegarlo ad altri

Scritto da Carlo Cazzaniga • Giovedì, 5 luglio 2012 • Commenti 2 • Categoria: Life-style


La decrescita è il rifiuto razionale di ciò che non serve.
Non dice: «ne faccio a meno perché è giusto così».
Dice: «non so cosa farmene e non voglio spendere una parte della mia vita a lavorare per guadagnare il denaro necessario a comprarlo».

Se la collaborazione prevale sulla competizione, se gli individui sono inseriti in reti di solidarietà, diminuisce la necessità di acquistare servizi alla persona e diminuisce il prodotto interno lordo, ma il ben-essere delle persone migliora.

Se si riduce la durata del tempo giornaliero che si spende nella produzione di merci, aumenta il tempo che si può dedicare alle relazioni umane, all’autoproduzione di beni, alle attività creative: il prodotto interno lordo diminuisce e il ben-essere migliora.


Questa è la sintesi del un manifesto del movimento di "La decrescita felice".

Al sito presso il quale vi rimandiamo troverete tutte le informazioni per capire, aderire e confrontarvi.

In un mondo che sta vivendo una rivoluzione alla quale non è ancora stato affidato un nome, serve forse una nuova filosofia con la quale approcciare alla vita.
Solamente provando a farlo potremmo avere la riprova di quanto possa portare beneficio.

Link: decrescitafelice.it

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Fat or Fiction: cattivi comportamenti alimentari attraverso immagini subliminali

Scritto da Carlo Cazzaniga • Martedì, 29 maggio 2012 • Commenti 0 • Categoria: Life-style


Se siete attenti alle calorie che ingerite.
Se il valore degli zuccheri vi ossessiona.
Se i grassi saturi vi spaventano vi sconsigliamo la visione di questo post.

Il progetto fotografico dei designer Anna Brooks, Christina Winkless e David Paul Rosser dal titolo "Fat or fiction" è una curiosa rappresentazione dei cattivi costumi alimentari che spesso tendiamo a riprodurre.

Visioni subliminali per far lievitare in noi stessi un senso di rimorso.

La qualità fotografica sottolinea quanto anche il nostro sguardo coinvolga anche gli altri sensi nel farci intraprendere strade senza ritorno.
Il sito merita almeno una visione anche distratta.
Noi, dopo il salto, ci limitiamo a darvene un "assaggio".

Buon appetito!





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